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Religione induista

La religione induista è nata in India e Nepal e letteralmente (Sanātanadharma) significa “legge/religione eterna” è infatti tra le più antiche religioni al mondo i cui scritti risalgono al 1400 circa a.C.

Definire la religione induista è piuttosto complicato perché non ha un fondatore unico, non ha un sistema gerarchico e neanche un insieme di credenze codificate in un unico credo come la maggior parte delle fedi del mondo. E’ diversa da tutte le altre religioni perché contiene in sé una serie di correnti, modi di vivere, abitudini e divinità che pure se accomunati da alcuni valori in comune poi vengono però applicati diversamente: il termine stesso “induismo” è la prova di ciò.

L’induismo diventa un modo di comportarsi che si tramanda da secoli, un approccio alla vita che va rispettato secondo alcune norme. Essere hindū è allora più di ogni altra cosa un’appartenenza etnica e la religione induista è solo uno degli aspetti considerati all’interno di questa visione più completa. Si tratta più che altro di un’intera filosofia di vita: bisogna rispettare una serie di principii che riguardano ogni aspetto dell’esistenza umana il cui significato stesso è religioso.

La religione induista si fonda per lo più sui tre testi Veda:

  1. Upanishadas
  2. Ramayana
  3. Mahabharata.

Questi scritti contengono poesie, riti, inni, storie e tutto ciò da cui gli induisti traggono il loro credo. Nonostante le differenze interne ed il variegato pantheon di divinità (se nel contano oltre 300), questa religione considera un’entità suprema che è Brahma, architetto dell’universo e prima manifestazione del Brahman, l’origine davvero divina del tutto.

La religione induista può essere allora spiegata attraverso una parola che sintetizza la condotta della vita quotidiana di ogni induista. Alla base di tutto c’è il concetto di Karma secondo cui ad ogni azione corrisponde un effetto con tutte le conseguenze morali che ne derivano; ogni uomo allora agisce in maniera più o meno positiva e la sua azione avrà conseguenze nella sua prossima esistenza che a sua volta sarà positiva o negativa. Se un uomo agisce, di vita in vita, in maniera corretta, può alla fine raggiungere l’Essere Supremo.

Proprio in base a questo principio del karma, la religione induista accetta passivamente la divisione in caste della società come conseguenza delle azioni umane nelle quali, ad ogni reincarnazione, si possono espiare le mancanze della vita precedente. In questo ciclo di rinascita, o Samsara, ognuno può rinascere in qualsiasi forma, umana, vegetale, animale, ed è per questo che gli induisti hanno profondo rispetto per tutto ciò che è vivente.

Leggi anche: La religione indiana politeista

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